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Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – “Non vedo perché Milano non possa diventare una nuova Londra”. Così Manfredi Catella, il 47enne imprenditore-immobiliarista a cui fa capo il 92 per cento di Coima sgr (il restante otto per cento è di Francesco Micheli), regista della trasformazione di Porta Nuova, in un’intervista alla Stampa, secondo cui “dopo Porta Nuova, Citylife, Expo, Milano ha dato prova di cambiamento. All’estero è considerata tra le grandi città europee”.

Diversa invece è la situazione a Roma, “che e’ rimasta ferma, non ha avuto la stessa rigenerazione. Ci sono progetti interessanti come la nuova sede di Bnl-Bnp Paribas. Ma resta una città complessa da capire per chi guarda da fuori. Noi contiamo di investirci come faremo in altre città collegate con l’Alta velocità”.

Per Catella, regista della grande trasformazione di Milano, “il potenziale è enorme: in circolazione ci sono soldi per riqualificare l’intero Paese. Il governo può fare molto, agendo sulle regole e sulle infrastrutture. Serve un mercato dei capitali più sviluppato, con strumenti anche quotati come il nostro per chi può investire solo in veicoli trattati in Borsa”.

Chi investe nel mercato immobiliare? C’è l’Asia, con fondi malesi, coreani, cinesi, il Medio Oriente, i fondi pensione canadesi. Il Giappone ancora manca, ma potrebbe arrivare”.

Catella ricorda infine che gli investitori esteri “vanno a Londra, a Parigi. Quando arrivano qui sono più timidi, attenti”.

Perché?

“Per almeno quattro ragioni. Mentre a Londra, per esempio, molti di loro hanno uffici e hanno già investito, non hanno esperienza con l’Italia. Le transazioni medie qui sono da 10-20-30 milioni: taglie troppo piccole per dei giganti. I quali si scontrano con una complessità amministrativo-burocratica che li spaventa. E trovano una filiera di operatori immobiliari italiani ancora giovane in fatto di reputazione e rendimenti”.

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